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Unimpresa Sport: Musmeci, occorre ripartire con la riorganizzazione del settore

Con il nuovo DPCM firmato ieri dal Presidente Mario Draghi, in vigore fino al prossimo 6 aprile, poco o nulla cambia per il mondo dello sport: infatti, fatta eccezione per la zona bianca, continueranno a rimanere chiuse palestre, piscine e impianti sciistici così come continuerà a permanere il divieto di praticare gli sport di contatto e di squadra, salvo le consuete e riconosciute eccezioni di “interesse nazionale”.

Una situazione, dunque, che resta critica poiché, tra le categorie che hanno maggiormente sofferto a seguito delle disposizioni stabilite dai DPCM per contrastare la pandemia in atto, sicuramente tra i primi posti campeggiano titolari e responsabili di associazioni sportive, palestre, piscine, centri natatori, benessere e termali, per i quali le attività sono state sospese. Al momento, infatti, sono consentite soltanto le competizioni a livello agonistico riconosciute di preminente interesse nazionale, con provvedimento del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e del Comitato Italiano Paralimpico (CIP). Si tratta di eventi riguardanti gli sport individuali e di squadra, organizzati dalle federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva e da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti utilizzati a porte chiuse, oppure all’aperto, ma senza la presenza di pubblico.

Per cui, tra le categorie sportive già vessate per mancanza di introiti, restano tanti dubbi e molta incertezza sul proprio futuro, come conferma Angelo Musmeci, componente di Unimpresa – Assoesercenti, settore Sport e Tempo Libero e presidente del comitato provinciale ASI: «La situazione è critica perché, da un lato c’è il blocco per strutture sportive, piscine, palestre attrezzate, campi di calcio ecc. e tutto ciò che riguarda il comparto dilettantistico amatoriale, visto che quello professionistico in qualche modo è riuscito a ripartire, ma d’altro canto c’è dietro anche un mondo lavorativo che ruota attorno a queste attività e che si è fermato, dove ci sono tanti professionisti dello sport, maestri, allenatori, istruttori, i quali vivono di questo. I passati decreti Ristori non sono riusciti a colmare questi vuoti e gli aiuti economici pervenuti sono sicuramente limitati rispetto alle effettive perdite».

Inoltre, proprio a seguito di questa diffusione del virus, la concezione di organizzazione dello sport a livello amatoriale di base è cambiata.

Le proposte sulle quali si sta discutendo sono ancora tutte da vedere, perché bisogna guardare a come sarà l’evoluzione pandemica per poter programmare operativamente il futuro del comparto sportivo sulle singole Regioni.

«Ho forti perplessità sul fatto che presto si potrà ricominciare definitivamente a riaprire le strutture in modo accettabile – aggiunge Musmeci. La nostra richiesta, in rappresentanza del mondo amatoriale e di base è che si possa mettere nelle migliori condizioni possibili il mondo dello sport, così come è stato già fatto per altre attività, ad esempio con il mondo della scuola che è ripartito persino in presenza. La nostra realtà non può essere seconda, considerate l’importanza dello sport per la salute psico-fisica anche di quei ragazzi che frequentano la scuola: vogliamo maggiore attenzione e più garanzie per il futuro, con la riorganizzazione del settore, partendo proprio dalle scuole dove purtroppo da molto tempo lo sport non è più considerato, al pari delle altre materie».

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