Unimpresa Sicilia: gli operatori balneari sono in ginocchio

D’Arrigo: speriamo di potere ripartire al più presto

Il nuovo decreto del premier Conte prolunga la quarantena fino al 3 maggio. La tanto sperata “fase 2” si allontana ancora e tutte quelle imprese che speravano di poter riaprire, anche in maniera ridotta, dovranno aspettare. La cosa strana è che a ridosso della stagione estiva e balneare, che in Italia conta più di 30 mila aziende e 200 mila persone occupate nell’indotto, non c’è menzione nell’ultimo decreto per gli operatori del settore. Il mondo balneare, sostiene il Presidente di Unimpresa Balneari Giuliano D’Arrigo – già massacrato dall’incertezza della “direttiva Bolkestein”, continua ad essere considerato un lavoro di seconda fascia. Ora, evitando di sproloquiare su orientamenti politici o idee folli, bisogna agire e focalizzarsi sulle modalità di esercizio delle attività balneari anche in presenza residua del virus. Due sono i punti interrogativi fondamentali: quando e come. I balneari non sono industrie che accendono i macchinari e ripartono, molti hanno bisogno di mesi per riattare strutture arredi e finiture. E’ necessario avere la possibilità di prepararsi sia ad una eventuale riapertura, che alle possibili modalità di esercizio. Fermo rimane il punto che queste dipendono dalle Autorità sanitarie pubbliche ancor prima che da quelle amministrative. Rimane, però, la paura che le attuali o future misure restrittive possano impedire l’esercizio dell’attività per le conseguenti responsabilità penali, civili ed amministrative. Non si può più temporeggiare, i tempi ormai sono strettissimi e il disastro economico è dietro l’angolo per delle attività il cui ciclo lavorativo dura tre mesi l’anno. Considerando il blocco del turismo internazionale, la ormai sicura partenza ritardata della stagione balneare e le quasi certe misure restrittive sulla vicinanza tra persone, si prevedono crolli dal 50% all’80% del fatturato. Ciò nonostante tutti i balneari non vedono l’ora di tornare a lavorare aggiunge D’Arrigo e dare il loro contributo alla rinascita economica e morale del Paese, ma chiedono a gran voce di essere ascoltati e non abbandonati.

Forte preoccupazione viene espressa anche dal Presidente di Unimpresa Sicilia Salvo Politino. Nei giorni scorsi la Regione Sicilia a causa dell’emergenza corona virus ha bloccato l’apertura della stagione balneare 2020, prevedendo la sospensione dei canoni demaniali. La Sicilia conta oltre 3 mila strutture balneari con circa 9 mila addetti ma l’emergenza corona virus continua ad avere effetti devastanti sull’economia siciliana. Aspettiamo il Decreto – aggiunge D’arrigo – che dovrà consentire agli operatori di ottenere l’estensione delle concessioni demaniali per 15 anni con l’auspicio che si possa ripartire al più presto e possibilmente entro Giugno.  E poi conclude il Presidente Politino – c’è la riflessione “romantica” sugli stabilimenti balneari, sulla loro origine storica. Siamo nel 1800, siamo al mare e lo iodio era buono per guarire anche dalla tubercolosi. Speriamo di essere un punto di ripartenza, perché forse davanti al mare, siamo al sicuro.

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